Broker e tecnologie a tutela degli assicurati in viaggio

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Broker e tecnologie a tutela degli assicurati in viaggio

brokercare 4 settembre 2018 457 Views 0 Comments Viaggi

Ciclicamente succede, è successo ancora e certamente succederà di nuovo che qualcuno si prenda la briga di puntare la propria lente d’ingrandimento sul comparto assicurativo. Non c’è nulla di male, sia chiaro. Il problema è quando il risultato finale è assimilabile alla famosa “scoperta dell’acqua calda” ma si cerca di montare un caso internazionale. Stiamo parlando del rapporto “flyer beware”, portato sotto i riflettori da un senatore democratico del Massachusetts. Il risultato finale di questo lavoro è che le assicurazioni incassano soldi a palate per le polizze viaggi e di contro coprono in maniera scarsa i malcapitati viaggiatori. Sono state messe sotto esame alcune compagnie aeree, altrettanti siti di prenotazione viaggio e per finire le compagnie assicurative. Secondo questo studio i consumatori riceverebbero pressioni per acquistare una copertura assicurativa estesa o totale ma che, in realtà, non sarebbe tale. Ad esempio la grafica del sito di riferimento esalta in maniera esagerata il tasto per acquistare la copertura assicurativa, mentre il tasto del “no, grazie” risulta molto più piccolo e scarso di colorazioni accattivanti.  Altro aspetto da aggiungere sarebbe l’aumento importante delle penali per apportare modifiche alla propria prenotazione, canalizzando così i clienti nella direzione voluta. Dati alla mano nel 2016 i viaggiatori a stelle e strisce hanno speso 2,8 miliardi di dollari per una “travel protection”, ovvero 2,5 volte in più del 2004. Infine si punta il dito sulle troppe esclusioni e sulle risposte che danno ai consumatori i vari siti o le compagnie attuando la politica dello scaricabarile. La soluzione, secondo il senatore, sarebbe quella di leggere le condizioni di polizza prima di acquistare una protezione di quel genere. Come dicevamo, nulla di male nel cercare di tutelare la collettività ma acquistare un qualsiasi servizio (a maggior ragione le assicurazioni) senza approfondire un minimo l’argomento è quantomeno da superficiali. Pensare che, commercialmente, un sito non renda più appetibile e visibile un tasto piuttosto che un altro (senza necessariamente arrivare alla truffa) sembra francamente assurdo. Il comparto assicurativo è molto ben regolamentato dall’Ivass (in Italia) con il Codice delle Assicurazioni e più in generale dal Codice Civile ma alcune precauzioni stanno alla base della differenza tra lo sprovveduto e l’ingenuo, senza dimenticare che le compagnie assicurative non sono degli enti di beneficenza. Lasciateci sottolineare anche che esistono figure come i Broker che possono (e devono) fare il bene del consumatore, facendo in modo che non finisca per buttare i soldi in polizze inutili.  CARE, ad esempio, ha un canale esclusivo in Italia per gestire le polizze viaggi ed è a disposizione per supporto o chiarimenti di qualunque genere. Per fortuna il mondo va avanti e la tecnologia applicata alle assicurazioni pure, così si scopre che sono partite le prime coperture gestite con la blockchain. Stiamo parlando della possibilità di bypassare ogni possibile polemica  e ricevere l’indennizzo direttamente sul proprio conto corrente. In che modo? Il cliente acquista online il proprio biglietto aereo e la relativa assicurazione che pagherà nel caso in cui il suo volo atterri a destinazione con un ritardo superiore alle due ore. La procedura di acquisto chiede anche le coordinate bancarie nel caso di liquidazione in modo che il tutto avvenga in maniera automatica e immediata. Non interesserà più a nessuno il motivo del ritardo, solo il ritardo stesso. E’ il primo passo nel futuro di questo settore ma nel 2030, quando si stimano 80 miliardi di oggetti connessi alla rete (ad oggi “solo” 11 miliardi), sarà più facile predisporre ogni tipo di copertura assicurativa con questa tecnologia.

(Andrea Anelli)