Come la blockchain si lega al mondo assicurativo

fre-sonneveld-28484-unsplash

Come la blockchain si lega al mondo assicurativo

brokercare 23 marzo 2018 785 Views 0 Comments Rischi informatici

La blockchain e il mondo assicurativo, come si legano l’uno all’altro? E i Bitcoin cosa c’entrano? L’innovazione è alle porte, anzi forse è già entrata in casa, è il settore che non è preparato. Al convegno organizzato da ANRA (Associazione Nazionale del Risk Manager e Responsabili Assicurazioni Aziendali) intitolato “Dalla Blockchain all’A.I.: come l’innovazione sta cambiando i rischi e l’Insurance Business“, cui abbiamo partecipato il 22 marzo, si è cercato di fare un po’ di chiarezza e portare avanti dei progetti ambiziosi che probabilmente stravolgeranno il futuro del mondo assicurativo e dei suoi interpreti. Iniziamo con una precisazione, i Bitcoin non sono un sinonimo della blockchain, si può dire al massimo che quest’ultima sia il protocollo che sta alla base dei Bitcoin.

I Bitcoin sono una crittomoneta, la blockchain (letteralmente, catena di blocchi) è una concatenazione di blocchi di memoria collegati tra loro, non modificabili una volta inseriti. Per far capire fin dove si potrebbe arrivare, è stato utilizzato l’esempio dei notai; estremizzando il concetto potremmo dire che il loro lavoro di certificazione di atti di compravendita (prezioso ma anche costoso) potrebbe essere superato dall’utilizzo di questa nuova frontiera visto che le informazioni caricate nella blockchain sono certificate e immodificabili.

Fatte le dovute premesse c’è da scavare e capire in che modo questa nuova frontiera possa aiutare un mondo che fatica a progredire e che troppo spesso rimane ancorato a vecchi principi e ancor più vecchie modalità di lavoro. La sfida è stata lanciata nel 2015 quando un gruppo di lavoro capitanato da Marco Boni (Generali) e Leonardo Castrichino (AIG) ha iniziato a sviluppare un progetto che uniformasse il modo di lavorare e di pensare di tutte le compagnie assicurative.

Hanno chiesto la collaborazione di cinque grossi operatori come Generali, Unipol, AIG, AON e WTW per riuscire a creare una sorta di piattaforma universale assicurativa che fungesse da “database” unico. Il punto di partenza per capire di cosa si tratta è la costruzione di una polizza ramo property: quali dati servono per quotare un rischio simile? La difficoltà più grande è stata mettere tutti d’accordo. Da un lato chi proponeva una massiccia raccolta dati e dall’altro l’esatto contrario ma “la verità sta nel mezzo”, come ha detto Boni e dopo mesi di discussioni si è finalmente trovata la giusta lista di dati da raccogliere per una corretta quotazione.

Creare successivamente un programma che prenda tutti i dati e metta in connessione gli assicuratori (intesi come Agenti, Broker ma anche possibilmente i Risk Manager di grosse aziende) con le compagnie è stato il passaggio successivo. Il gruppo di lavoro ha studiato anche tutte le dispersioni di energie e gli errori che si possono generare nella fase delicata della quotazione:  l’esempio classico del corposo scambio di e-mail per modificare un massimale o una garanzia senza che tutto il resto venga in qualche modo alterato. Lavorare per quotare un rischio di questo genere con l’ausilio della blockchain aggira questi rischi di errore, accorcia i tempi di emissione e soprattutto pone tutte le compagnie nella posizione di dover utilizzare lo stesso criterio di quotazione.

Durante la dimostrazione sono state tuttavia sollevate anche delle perplessità, soprattutto relative alla sostanziale differenza tra un vero e proprio database e la blockchain. I relatori hanno sottolineato come la struttura del progetto, sulla base di principi di “standardizzazione-semplificazione-certificazione” faccia la differenza e, anche se oggi si fa fatica ad individuare appieno le potenzialità, in futuro questo schema porrà tutte le compagnie nella condizione di gareggiare ad armi pari.

 

(Andrea Anelli)