La nuova Via della Seta e le opportunità per la logistica italiana: appunti da un convegno

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La nuova Via della Seta e le opportunità per la logistica italiana: appunti da un convegno

brokercare 5 febbraio 2018 303 Views 0 Comments Grandi Progetti Industriali – Oil & Gas, Trasporti e logistica

Venerdì 2 febbraio CARE ha preso parte alla seconda giornata del convegno “Shipping, Forwarding and Logistics meet the Industry”, organizzato presso la sede di Assolombarda a Milano. Di particolare interesse anzitutto il laboratorio sulle strategie logistiche per lo sviluppo del commercio elettronico a sostegno dell’esportazione del made in Italy, che ha visto protagonisti operatori di settore, informatici, giuristi nel discutere il futuro dell’e-commerce attualmente in grande sviluppo. E’ in atto in effetti una rivoluzione epocale nel settore distributivo del commercio al dettaglio e sono molte le implicazioni sia per l’industria logistica che normative e sociali. La seconda conferenza della giornata cui abbiamo partecipato riguardava invece come l’Italia si colloca nell’ambito della nuova Via della Seta e le nuove infrastrutture intercontinentali promosse dalla Cina. L’iniziativa “One belt, one road” include infatti una via marittima di collegamento tra Europa e Asia e una seconda, interamente ferroviaria. Quest’ultima in particolare, per i suoi aspetti di novità, è di grande interesse: nel 2017 sono stati effettuati centinaia di viaggi tra Cina ed Europa, con convogli ferroviari containerizzati. Il volume (140.000 TEU nel 2016) resta ancora relativamente basso, ma si prevede di moltiplicarlo per sei entro il 2027 attraverso la linea nord e sud di collegamento diretto tra Germania/Polonia e Cina. Notevoli sono in effetti i vantaggi rispetto al marittimo: impatto ecologico ridotto, tempi di transito più brevi (tra 12 e 20 giorni), noli più stabili. Il trasporto ferroviario intercontinentale si pone in sostanza come efficace compromesso a livello di tempi, costi e volumi movimentabili tra il marittimo e l’aereo. Le merci sono interamente tracciabili con sistemi satellitari, il furto è difficile in quanto i container sono collocati porta-a-porta sui vagoni e i rischi di danni sono inferiori rispetto al marittimo (minori sollecitazioni). Da un punto di vista commerciale e geopolitico la via della seta ferroviaria ha poi importanti vantaggi non solo per Europa e Cina, ma anche per tutti i paesi attraversati dai convogli: ciò spiega la presenza al convegno di partecipanti dal Kazakistan, dalla Russia e da altre nazioni.

Come anticipato, tuttavia, la Cina sta investendo pesantemente anche sulla “via della seta marittima”; il Mediterraneo muove in effetti il 20% del traffico mondiale e sta crescendo la presenza cinese nei porti del Mare Nostrum (acquisizioni e partecipazioni importanti nel porto del Pireo e in altri). Qui l’Italia può avere vantaggi forse più diretti rispetto al ferroviario (che attualmente porta le merci nel nord Europa con necessità di diversi trasbordi prima di arrivare nel nostro paese): considerando che il 37% del nostro import/export è marittimo e la posizione geografica strategica dello Stivale, i nostri porti -se adeguatamente preparati-potranno costituire un terminale privilegiato per le vie commerciali cinesi, visti anche i buoni rapporti storici tra i due paesi. Le opportunità che si stanno presentando sono insomma straordinarie e irripetibili: l’auspicio di tutti i relatori, in conclusione dei lavori, è stato proprio quello dell’emergere di una strategia nazionale di approccio alla “Belt and Road” affinché il paese intero possa beneficiarne.