L’assicurazione per gli infortuni e la malattia professionale

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L’assicurazione per gli infortuni e la malattia professionale

brokercare 23 aprile 2018 1915 Views 0 Comments Tutela della persona, Tutela delle responsabilità

L’assicurazione per gli infortuni e per la malattia professionale è richiesta quasi sempre in sede di stipulazione contrattuale. Le parti, infatti, desiderano accertarsi che sia in essere una forma di tutela per i lavoratori, anche al fine di scongiurare l’ipotesi di doversi accollare spese risarcitorie e giudiziarie. Quasi ovunque, ormai, la tutela del lavoratore dipendente si esplica attraverso una assicurazione sociale obbligatoria (i.e. l’assicurazione obbligatoria garantita dall’INAIL in Italia), che copre danni fisici ed economici connessi agli infortuni e alle malattie causati dall’attività lavorativa. Si aggiunge, poi, una polizza assicurativa (in alcuni Paesi facoltativa ed in altri obbligatoria), che copre le rivalse contro il datore di lavoro responsabile del danno (i.e. in Italia, l’assicurazione RCO, Responsabilità Civile Operai). Nella contrattualistica internazionale queste coperture sono denominate, rispettivamente, Worker’s Compensation ed Employer’s Liability.

Cenni storici sull’assicurazione obbligatoria nel mondo …

Questa tipologia di tutela ha origini decisamente antiche: una sua forma embrionale era riconosciuta presso i Sumeri, gli antichi Greci e Romani, e la civiltà cinese. Persino la famigerata categoria dei pirati contemplava una forma di compensazione per lesioni fisiche occorse ai suoi membri, durante l’attività lavorativa.

Fondamentale per l’affermazione di questa tipologia assicurativa, nella sua concezione più moderna, fu il periodo della Rivoluzione Industriale. La crescita esponenziale del numero di fabbriche fu accompagnata da un peggioramento delle condizioni lavorative della manovalanza e dall’aumento dei rischi che la stessa si trovava a dover fronteggiare. Gli incidenti e gli infortuni, durante l’orario di lavoro, erano all’ordine del giorno; anche se i lavoratori non si sentivano tutelati a tal punto da agire in giudizio nei confronti del datore di lavoro, (complice anche una legislazione molto restrittiva in materia di riconoscimento degli indennizzi), i costi di eventuali azioni civili e le ripercussioni sociali di episodi drammatici (i casi di Sara Kinsley e della Triangle Shirtwaist, negli USA, per esempio), portarono maggior consapevolezza della necessità di una forma di tutela per gli infortuni sul lavoro. Nella seconda metà del XIX secolo, nella Prussia di Bismarck, nacque un completo sistema di assicurazione sociale. Più o meno nella stesso periodo, verso la fine del secolo, simili istituti videro la luce in Inghilterra e in Italia. Nel corso del 1900, poi, anche gli Stati Uniti seguirono questa strada.

… e in Italia

Anche se già nel 1700 si era segnalata la necessità di sviluppare una legislazione protettiva della salute degli operai, soltanto nel secolo successivo la questione approdò in Parlamento. Al fine di studiare dei modi per implementare le tutele normative, fu predisposta una commissione ad hoc.  Negli anni successivi, un’azienda di filatura, fu la prima a stipulare una polizza assicurativa, per la copertura degli incidenti professionali, con una compagnia privata straniera. Nacque anche una Cassa  Nazionale di assicurazione per gli infortuni, nel 1883.
La  criticità delle suddette tutele era integrata, però, dalla loro volontarietà. A questa situazione pose rimedio, definitivamente, la l. n. 80/1898, che rese obbligatoria l’assicurazione per gli infortuni sul lavoro. Dopo un’ulteriore implementazione della normativa, fu emanato il d.P.R. n. 1124/1965 (Testo Unico contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali).

(Erica Larotonda)