Le assicurazioni al servizio dell’economia della condivisione

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Le assicurazioni al servizio dell’economia della condivisione

brokercare 13 luglio 2018 683 Views 0 Comments Rischi informatici, Tutela della persona, Tutela delle responsabilità, Viaggi

I Lloyd’s di Londra, sempre all’avanguardia nell’analisi dei nuovi rischi a livello globale, hanno di recente pubblicato un interessante rapporto che valuta in profondità le sfide dell’economia della condivisione (sharing economy), già ben presente nel nostro tempo e probabilmente sempre più diffusa in futuro (potrebbe infatti valere 335 miliardi di dollari nel 2025). Già oggi è possibile usufruire di servizi quali il car sharing, la condivisione di appartamenti per turismo e così via, ma questo modello economico sconvolge l’identificazione tradizionale di proprietario, fornitore di servizi e consumatore. Di conseguenza, anche rischi e responsabilità sono meno chiari nell’attribuzione. Occorre dunque valutare nuovi approcci per chiarire quali siano le minacce in essere, molte delle quali intangibili in quanto si fondano su concetti astratti quali fiducia e reputazione. Dato l’aspetto di novità di molte piattaforme, i consumatori talvolta vi si avvicinano in maniera superficiale: secondo un sondaggio, anche se quasi tutti gli utilizzatori di questi servizi sono convinti che ci siano forme di protezione per fornitori e utilizzatori, solo il 45% ha supposto che fosse presente una copertura assicurativa a propria tutela e solo il 28% ha effettivamente valutato la questione nei dettagli. E’ chiaro che non sempre l’aspettativa corrisponde poi alla realtà e occorre essere consumatori attenti e consapevoli.

La domanda di protezione, in ogni caso, non manca: il 78% di chi ha recentemente affittato la propria casa su una piattaforma o condiviso la propria vettura ritiene infatti che avrebbe più clienti se fosse disponibile una copertura assicurativa dedicata. La presenza di una protezione di questo genere incoraggerebbe anche chi finora ha avuto timore a condividere un bene, a causa delle possibili conseguenze derivanti dalle responsabilità. Non è un caso se – almeno in Occidente – oggi come oggi in questo ambito sono di più coloro che ritengono che i rischi siano maggiori delle opportunità.

Simili rivoluzioni richiedono sempre tempo per consolidare adeguati livelli di fiducia da parte di fornitori e utilizzatori; l’economia della condivisione crescerà certamente nei prossimi anni, ma potrà farlo in maniera più equilibrata se il settore assicurativo saprà fornire soluzioni altrettanto innovative, in grado di mitigare efficacemente i rischi. I Lloyd’s sono già ora in prima linea nello svilupparle.

Aspetti legali

L’economia della condivisione trova il suo principio fondante nell’uso della tecnologia  per connettere tra loro più persone, fruitori e condividenti, che necessitino di utilizzare dei beni o servizi.  Si tratta di una forma di consumo che all’acquisto del bene predilige l’utilizzo. Una razionalizzazione delle risorse, insomma, che deve probabilmente la sua nascita alla crisi economica.
Elementi distintivi della sharing economy sono: la condivisione, appunto, di una bene o di un servizio, il rapporto orizzontale tra i soggetti coinvolti e l’utilizzo della tecnologia (piattaforma digitale). Un altro discrimine fondamentale dell’economia della condivisione è, secondo i teorici, la fiducia. Molte piattaforme offrono delle garanzie, in questo senso, come profili certificati (documenti controllati degli utenti) e coperture assicurative aggiuntive.

Si tratta di un fenomeno che il diritto fatica ancora a disciplinare, principalmente per due ragioni:

  • la sua novità,
  • la varietà dei regimi legislativi.

La domanda di protezione che scaturisce dall’economia di condivisione, attestata dall’analisi dei Lloyd’s, riguarda tanto gli utilizzatori quanto i condividenti/fornitori: se chi utilizza un bene può veder  leso un proprio diritto, lo stesso vale per chi quel bene lo mette a disposizione (di fatto, assumendosi un rischio).

Senza dimenticare, poi, le implicazioni nell’ambito della tutela dei lavoratori eventualmente impiegati per garantire i servizi: se non qualificati come dipendenti, gli stessi perdono una serie di tutele fondamentali, concernenti il salario minimo, l’assicurazione obbligatoria e gli orari di lavoro.

Dal punto di vista giuridico, molti sottolineano come questa tipologia di transazione possa essere formata da due rapporti contrattuali:

  • uno tra la piattaforma e l’utente, avente per oggetto i servizi che la piattaforma mette a disposizione,
  • uno tra gli utenti, avente ad oggetto i beni e i servizi che gli utenti mettono a disposizione attraverso la piattaforma.

Nel 2016, l’Unione Europea ha diffuso delle linee guida sull’economia della condivisione (“Un’agenda europea per l’economia collaborativa”), sottolineando come le piattaforme non debbano essere soggette ad autorizzazioni o licenze ove agiscano da intermediari tra i consumatori e chi offre il servizio. L’UE ha, inoltre, suggerito agli Stati membri di operare una distinzione tra il privato cittadino che offre servizi in modalità occasionale e coloro che agiscono come professionisti.

In Italia

In Italia è ancora in studio una proposta di legge in materia (dal 2016). La finalità del corpus normativo in fase di studio è quella di definire l’ambito di operatività e i soggetti  coinvolti, tutelare il consumatore e delineare un idoneo trattamento fiscale. La complessità dell’operazione sta anche nel fatto che la sharing economy non costituisce una vera e propria attività commerciale; mentre l’impostazione economica tradizionale si basa sullo scambio di beni e servizi, l’economia della condivisione non è tanto incentrata sul profitto quanto sull’ottimizzazione e sul risparmio. Infatti, qualora un soggetto svolgesse tale attività professionalmente, con organizzazione di mezzi e risorse per la produzione di beni o servizi, si tratterebbe di un imprenditore (ex art. 2082 c.c.). La conseguenza dovrebbe essere una particolare attenzione al regime della concorrenza.

 

La versione integrale del rapporto “Sharing risks, sharing rewards”, edito dai Lloyd’s, è disponibile a questo collegamento.